sabato 28 febbraio 2026

Un'ora con l'airone

I prati del parco sono pieni di fiori. Da lontano vediamo le chiome dei salici piangenti rinverdite. Ci fermiamo, davanti al cancello, a fotografare le foglioline sui rami cadenti.



Uno sbattere d'ali attira improvvisamente la coda dell'occhio verso un'angolo del prato interno. Scattiamo fra i rami senza esitazione. C'è anche la gallinella. 



Sono le 12 e 3 minuti. La foto, velata dai rametti del salice, non è ben riuscita, ma è l'inizio di una osservazione che sarà lunghissima. Scatteremo molte decine di foto, non ci sarà una storia, non succederà niente, ma sarà, almeno per noi,  una grande emozione.   Chi avrebbe mai immaginato di starsene a Seregno così vicini a questo volatile così straordinario? 

Speriamo che le immagini seguenti non vi annoino, ne abbiamo scelte, quasi a caso poche decine.






Scattiamo prima da fuori, poi, piano piano proviamo ad avvicinarci. L'airone ci ha visto, non vogliamo disturbarlo, ci fermiamo, ma non da segni di insofferenza. Ogni tanto cambia posizione, se da qualche grattatina con il becco alle ali. Se ne sta su una gamba. Si protende in avanti, pronto a colpire una preda, che non c'è. I pesci se ne stanno rintanati sott'acqua. Continua a non succedere niente. 







Dopo aver scattato tutto lo scattabile, lo lasciamo in pace per un po'. Ce ne andiamo a fare un giro intorno al laghetto. Lui resta lì.  

Sotto i peri ornamentali ci sono delle viole, anche bianche. Un bombo le visita. 





Presso il bacino piccolo i pruni sono fioriti. 




Sulla riva si allungano le nuove foglie delle tife e degli iris. 


Nel canneto alcune tartarughe prendono il sole


E torniamo al nostro airone, che proviamo a riprendere da varie posizioni. Non si scompone. 











Ore 12.46, ce ne andiamo. L'airone non ha fretta e resta. Guarda nella nostra direzione.  La non storia finisce, l'emozione resta.  



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