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lunedì 29 giugno 2026

Caldo estremo e notti super tropicali

Se cliccate qui a destra su M. Seregno Centro su meteonetwork, in Archivio, potete vedere le temperature massime e minime di giugno, che negli ultimi dieci giorni hanno superato di gran lunga le medie stagionali. Una prima ondata di caldo c'era stata già in primavera, a fine maggio, con temperature oltre i 30 °C, che di notte scendevano attorno ai 20 °C. Oggi siamo, si spera, all'ultimo giorno di una seconda ondata di caldo, questa volta estremo. Si è arrivati ad un massimo di 36,7 °C, con diverse notti rimaste sopra i 25°C,  classificate per questo come notti super tropicali, tali da rendere i sonni abbastanza insopportabili. Verso sera un temporale ha migliorato la situazione 

Premesso che al laghetto si gode un  po' di frescura, se si evitano le ore centrali della giornata, oggi ci siamo andati per verificare la situazione. Considerando che non piove dal 10 giugno ci aspettavamo che le condizioni della vegetazione fossero peggiori. 

Il caldo e la siccità hanno lasciato qualche traccia nei prati, meno negli arbusti e negli alberi. Ma andiamo per ordine.


Ibisco

Anche questa volta ci siamo fermati ad osservare i cespugli dell'ibisco. Cominciano a fiorire quelli  bianchi.


Quelli rosa erano visitati da numerosi insetti fra cui  de un bel bombo, probabilmente un bombo terrestre, Bombus tarrestris, caratterizzato dalla coda bianca e righe gialle sul dorso. Per saperne di più: Bombus terrestris - Wikipedia



Procediamo verso il laghetto

Non si notano chiome in evidente stato di sofferenza.  


Entrando però nel recinto...


Notiamo a terra parecchie foglie del salice piangente. La pianta non soffre per il caldo ma teme l'eccessiva evapotraspirazione e si difende così, perdendo le foglie di troppo. 



Il livello

Il livello dell'acqua non sembra particolarmente basso, forse 20 - 25 cm sotto il massimo. Immaginiamo che si sia provveduto ad un rabbocco. 


Il prato


Se nel prato si vedono delle chiazze di seccume, bisogna anche ammettere, che nonostante il taglio recente, sono ricresciute rapidamente parecchie specie di erbe e che non poche sono fiorite, sia dentro il recinto che nel resto del parco, molte più delle poche seguenti.

Vilucchione

Fiordaliso nerastro, ambretta e margherita

Malva

Carota selvatica

Vespe


Oggi stranamente non vediamo libellule, ma alcune vespe, che fanno la spola fra le foglie della ninfea, su cui si posano e chissà dove, Fra queste riconosciamo dei grossi calabroni, delle vespe vasaio dal vitino sottilissimo e forse una formica alata. 
Aggiungiamo che mentre la vespa muratrice (Sceliphron caementarium) non sembra aggressiva, il calabrone (Vespa crabro) invece lo è, specialmente se si va a disturbare il suo nido, che per fortuna non sembra essere presente al laghetto. Di solito lo si trova in qualche cavità degli alberi. 

Vespa muratrice (Sceliphron caementarium)

Calabrone (Vespa crabro)

Formica alata?

Arbusti  e alberi sotto attacco delle Papillia japonica

Alcuni arbusti sembravano da lontano colpiti dalla siccità, ma ad una più attenta osservazione, le foglie bucherellate hanno rivelato l'autore del danno; la Papilla japonica, colta anche sul fatto. 

Le piante attaccate sono il prugnolo e un'altra specie di prunus, un paio di tigli e la buddleia, colpita quest'ultima solo nei fiori. 

Il prugnolo





La buddleia




I tigli

I tigli attaccati sono due. Uno è fuori dal recinto sul lato nord. La parte alta sembra piuttosto danneggiata. Un altro tiglio, a ovest, ha le foglie basse che sporgono dentro il recinto, dove si vedono le bestioline all'opera.  





giovedì 18 giugno 2026

Prato rasato, acqua bassa, nuova "vecchia" libellula e Popillia di passaggio.

Le piantine messe a dimora, esternamente alla recinzione, sembrano crescere bene. Hanno attecchito quasi tutte. I tutori, prima piuttosto rudimentali,  sono stati sostituiti da cannucce di bambù e i fusticini sono stati protetti con delle reticelle (shelters) per impedire che i tagli dei prati eseguiti con i decespugliatori li danneggino. Le specie non sono ancora state identificate, ma sembrano state ben scelte, ci sono viburni, biancospini, sanguinelle, prugnoli  e  aceri campestri, insomma arbusti a alberelli piccoli. Vedremo. Resta un mistero su chi li abbia piantati a su chi li curi,  probabilmente il Parco Grubria.



Il prato è stato tagliato sia nel parco che dentro il recinto. Non c'è più nemmeno un fiore, o quasi. 

L'acqua è molto bassa, all'incirca 30 cm sotto il livello massimo. Una parte del fondale, specialmente sulla riva ovest del bacino grande, è ridotta a fango senza copertura d'acqua. Un cartello all'ingresso informa che sono in corso prove per la tenuta dell'acqua.


Nel bacino grande fotografiamo la solita Anax imperator, che sembra ormai vecchiotta. Non è l'unico esemplare che gira sul laghetto e nemmeno l'unica specie. 


Avvistata anche una Coenagrion puella, ma non c'è il tempo di attendere che si offra per una foto. 

Siamo più fortunati nel bacino piccolo, dove si aggirano altre libellule, tutte zigotteri (il sottordine delle più piccole) fra cui una Ischnura elegans con una forma particolare, in corso di identificazione. Questa specie, la più comune in Italia e anche nel laghetto (72 segnalazioni fino ad ora), ha la particolarità di presentarsi, oltre all'aspetto classico,  anche in colori diversi a secondo del sesso e dell'età. La nostra sembrerebbe un maschio immaturo della forma C (rufescens)


Sulle foglie di un tiglio fotografiamo dei coleotteri che hanno tutto l'aspetto di Popillia japonica forse giovane. É la seconda volta e questo è il periodo in cui comincia a presentarsi. Ha passato l'inverno e buona parte della primavera sotto forma di larva nel terreno. Controlleremo eventuali danni al fogliame. 



martedì 11 novembre 2025

San Martino e la sua estate

Oggi è l'undici del mese, giorno di San Martino di Tour, che onora la figura del Santo, ma richiama anche antiche  usanze, leggende e credenze, fra le quali quella per cui si può contare su un periodo mite  di qualche giorno, prima dell'arrivo dell'inverno, detto Estate di San Martino. Questo nome non trova alcuna giustificazione nelle statistiche (vedi qui: Centro geofisico Prealpino: San Martino), ma mantiene intatto il suo fascino, celebrato anche nelle omonime poesie di Carducci e di Pascoli.

Credenza o no, oggi il tempo è ancora bello, anche se le temperature si sono abbassate, specie di notte, con minime intorno ai 5°C. Quanto basta per accelerare la caduta delle foglie. I piedi le calpestano in cumuli fruscianti e colorati. Molte chiome, guardando all'insù, appaiono spoglie, ma non tutte. Il laghetto resta infatti ampiamente all'ombra dei platani e dei gelsi. 

I gelsi con le chiome dorate e, dietro, i platani che ombreggiano il laghetto


Nel prato umido qualche pratolina

Appena affacciati al cancello: le gallinelle rientrano dal prato di
corsa, verso il loro rifugio. C'è solo il tempo di contarle: sono sei!

Le foglie delle ninfee sono verdi, ma sembrano afflosciate

Forme e colori delle foglie del loto morenti


Fra tife e fior di loto c'è molto seccume




Rametti piegati ad arco del piracanta



Guardando all'insù


Acero rosso

Pero ornamentale

Due gelsi, quello più vicino e giovane ha le foglie verdi

La rinascita del salicone: i rami ascendenti, al centro della
foto, sono i suoi, superano i 4 metri
,

E poi...  abbassando lo sguardo sui tappeti di foglie



Acero rosso



Acero rosso e tiglio

Acero rosso

Platano

Finale con libellule

Forse le ultime, i soliti Sympetrum striolatum