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sabato 1 agosto 2026

Un po' di pioggia mitiga la calura

Siamo nel corso della quarta ondata di caldo, di cui non si vede la fine. Oggi è caduta un po' di pioggia, solo 15 mm, quanto basta però per una tregua temporanea. 

Gabriella ha approfittato per un salto al laghetto e ci manda alcune foto. 

Gocce di pioggia sulle foglie (a destra nella foto) di un gelso che cresce fra i massi.

Ha visto solo un paio di fiori, uno del loto e una ninfea. Davvero pochi per la stagione. 

Il fiore del loto

il fiore della ninfea

Ringraziamo Gabriella C. per le sue foto


martedì 7 luglio 2026

Caldo e popillia non fanno troppi danni... per ora

Prosegue il caldo. 

In alcune zone il prato soffre visibilmente.

Una pianta di ambretta (Knautia arvensis) circondata da erba secca, forse per l'effetto del caldo,
ma forse a causa delle larve della Popillia, che si sviluppano nel terreno cibandosi di radici

Per fortuna il prato non è tutto così, dopo l'ultimo taglio si è abbastanza ripreso e si vedono fiori di varie specie, di  carota selvatica, i soffioni del tarassaco e altro.



Nel laghetto l'acqua è un po' risalita

Anche questa volta il laghetto ha avuto un piccolo rabbocco. Lo si nota osservando il fondale dei due bacini, ora coperti più ampiamente da almeno un velo d'acqua. 



Osserviamo la piccola fauna

Gallinelle d'acqua, lucertole, una tartaruga d'acqua che si espone al sole sempre nello stesso posto, sono gli abitanti del laghetto più facili da vedere, almeno per chi ha la pazienza di appostarsi con discrezione.



Questa tartaruga ha il carapace scuro e uniforme, ma fra collo 
si scorgono delle linee giallastre. Difficile stabilirne la specie. 


Curiosiamo nella flora

La chioma del salicone è sempre più alta, si avvicina ai 4 metri, spuntata dalla ceppaia divelta. Fiorisce un fior di cuculo (Lychnis flos-cuculi) e anche il garofanino d'acqua /Epilobium hirsutum x parviflorum), presente da sempre, ma  segnalato poche volte, forse perché il fiore è piccolo, poco appariscente e pure difficile da fotografare. Da ultima indichiamo una pianta di menta, ultima sopravvissuta dell'aiuola delle erbe aromatiche. 


Salicone Salix capreae

Fior di cuculo

Epilobio

Epilobio

Menta

Bombilide


Un insetto plana sulle ambrette, ma non si posa. Vola restando fermo in aria come un colibrì e con la spirotromba succhia il nettare dai fiori.  Che sia un bombilide





La Popillia japonica al laghetto, a Seregno e i consigli autorevoli

La vediamo persino su una foglia del vilucchione. 


Al laghetto la Popillia ha attaccato prugnoli e altri pruni nati spontaneamente, non tutti, alcuni tigli, non tutti nemmeno questi, e solo le foglie di alcuni rametti degli ontani. Si è mangiata i fiori della buddleja. Non sappiamo se i prugnoli, la specie conciata peggio, sopravviveranno.  Speriamo di sì. Ci sono germogli di foglie nuove. Il ciclo della Popillia un bel momento terminerà. Luglio dovrebbe essere il mese peggiore. 

Se al laghetto non sembra aver fatto danni particolarmente gravi, riceviamo notizie che la situazione, in altre zone di Seregno, desta preoccupazione. 

Segnaliamo per approfondimenti:
    • L’utilizzo di trappole è fortemente sconsigliato in orti o giardini privati in quanto il loro potere attrattivo è di molto superiore alla capacità di cattura e di conseguenza la vegetazione che si vuole proteggere, foglie, fiori e frutti, subisce danni ancora più rilevanti.
Altri consigli al punto "Cosa si può fare e cosa bi si deve fare", da cui

    • In presenza di individui isolati di Popillia japonica, ti consigliamo di raccoglierli manualmente e farli cadere in un secchiello con una soluzione di acqua e sapone.
    • Per proteggere i frutti puoi coprire la chioma degli alberi con una rete antinsetto che deve essere scossa al mattino presto quando i coleotteri sono pressoché immobili.
  • Il Servizio fitosanitario svizzero dedica un punto al verde pubblico da cui riportiamo:
    • In presenza di individui isolati di Popillia japonica, ti consigliamo di raccoglierli manualmente e farli cadere in un secchiello con una soluzione di acqua e sapone.
    • Per proteggere i frutti puoi coprire la chioma degli alberi con una rete antinsetto che deve essere scossa al mattino presto quando i coleotteri sono pressoché immobili.

Mentre ce ne andiamo

Notiamo che il gelso, spuntato sulla recinzione del Seregnello e già tagliato, sta ricrescendo. La farnia presso la lapide dedicata a Falcone e Borsellino, sembra vegetare discretamente.  




domenica 21 dicembre 2025

Solstizio d'inverno

Oggi, 21 dicembre, siamo giunti alla svolta del solstizio. Da domani le giornate si allungheranno, prima impercettibilmente, poi più velocemente, mentre le ombre si accorceranno.  

Sulle piante caducifoglie sono rimaste in percentuale minima le foglie vive, e solo su pochi individui di alcune specie. Qualcosina resta sui rami di un salice piangente, su alcuni fra gelsi, sambuchi e robinie. Le foglie morte sono già cadute quasi tutte, alcune da tempo, altre da giorni, forse per le ultime piogge. I platani, con le chiome che ormai si lasciano attraversare dallo sguardo, trattengono qualche foglia secca, e così le parti basse dei carpini. Dagli aceri pendono gruppi di semi. 

Il foliage è terminato e la defogliazione è quasi completa.

Osserviamo cosa resta sulle chiome. 



Platani

Foglie secche del platano

Aceri
 
Frutti degli aceri: le disamare

Carpini bianchi

Carpini con foglie nella parte bassa, Altri carpini sono
spogli, altri ancora le mantengono tutte. 

Da notare che in giro per Seregno si vedono alberi con foglie persistenti (secche ma sui rami), fra i carpini e le farnie, e con qualche ultima foglia viva, fra i salici, i gelsi, le robinie e i sambuchi. Altri esemplari delle stesse specie sono completamente spogli. Una possibile spiegazione sta nella biodiversità, che è anche una questione di individui e di popolazioni.  

Le ultime foglie vive

Un  salice piangente, quello vicino al cancello d'ingresso, ha ancora qualche ramo con le foglie verde stinto.  I gelsi sono spogli ma qualche rametto, forse cresciuto tardivamente, forse più riparato, le conserva ancora verdi. Un altro piccolo gelso le ha quasi tutte ai suoi piedi, perse da poco.  

  

Salice piangente

Gelso

Gelso con foglie cadute da poco

Il prato

Qua e là nel prato sono fiorite delle pratoline. Se ne contano a decine. Un paio di ranuncoli solitari sembrano una eccezione. Qui l'umidità e le temperature non troppo basse favoriscono la vita. 
 


Sempreverdi alla ribalta

La spogliazione delle caducifoglie rende visibili i sempreverdi, altrimenti nascosti, che vi si sono intrufolati, come i tralci di edera nei cespugli di ibisco, i rovi intrecciati al gelso, al sambuco e alla spirea e il piccolo tasso cresciuto miracolosamente in mezzo al viburno 
   




Gli specchi d'acqua


L'acqua è limpidissima ed è al livello massimo.  La vegetazione acquatica, costituita da tife e fior di loto, è quasi tutta secca. Vivacchiano sulla superficie le ninfee. Sulle rive verdeggiano il piracanta, un sempreverde, in questo periodo carico di bacche rosse e, più discretamente, il giunco.




 


Le recenti piogge hanno fatto traboccare l'acqua nel prato retrostante


Nei dintorni


Allontanandoci dal recinto del laghetto, ma sempre nel parco, notiamo per la prima volta in una piccola aiuola dei fiori mai visti prima. Non sappiamo cosa siano. Sono nella zona del parcheggio. Li terremo d'occhio. 



Aggiornamento: secondo Plantnet si tratta di un cotogno (Chaenomeles speciosa). L'identificazione ci sembra attendibile. Strano però che sia fiorita adesso.
Leggiamo che "Questa pianta è ampiamente coltivata nelle regioni temperate per il suo portamento volubile e per i suoi vistosi fiori che compaiono all’inizio della stagione, occasionalmente anche in pieno inverno". Questa è la fonte: antropocene.it/chaenomeles-speciosa

Ci spostiamo quindi verso ovest, oltre la panchina. 


Troviamo qui la strana quercia che avevamo classificato come quercia nera. Le foglie, molto coriacee,  sono verdi e rosse ci fanno venire dei dubbi. Di sicuro è del gruppo delle querce rosse di origine americana, ma diversa dalle solite che vediamo a Seregno. Il mistero della sua esatta identificazione rimane. 



Infine passiamo dal nocciolo. Le foglie sono a terra ma gli amenti, le infiorescenze maschili, sono già ben sviluppate, pronte per la fioritura che anticiperà la primavera. 



Con il solstizio si sono conclusi il foliage e la caduta delle foglie e già scorgiamo i segni della futura ripresa vegetativa.  

Il riposo invernale

Abbiamo verificato oggi che le piante caducifoglie hanno iniziato una fase di quiescenza. Non si tratta di una difesa passiva ai rigori del clima. Le piante hanno elaborato una strategia di sopravvivenza. Mantenere le foglie costerebbe uno spreco di energia e di risorse idriche. Le piante continuano a vivere, ma in modo diverso. Le radici, nella parti più protette del terreno, continuano a lavorare e accumulano riserve che poi serviranno in primavera. Senza questa fase le piante rischierebbero di indebolirsi. Particolarmente le conifere, che non perdono le foglie, se la temperatura invernale resta alta, continuano a svolgere la fotosintesi, ma debolmente e così il bilancio energetico e di risorse è in perdita e rischiano di indebolirsi.   


Sarà possibile  prossimamente osservare le gemme invernali per capire come si evolveranno. Potrebbe essere interessante osservare i licheni che di certo non temono il freddo.  

La fauna

Poco abbiamo detto della fauna. In realtà le gallinelle si facevano sentire con una certa vivacità, quasi che, ogni tanto, litigassero fra loro. Vai a interpretare il significato delle loro espressioni vocali.

La spogliazione degli alberi rende più luminoso il laghetto e permetterà di vedere e fotografare più facilmente gli uccelli.  Speriamo!